Lies Of Nazca - Aleph


In Italia c'è la mafia, c'è il conflitto d'interessi e l'evasione fiscale. Bene, anche su YDBCN.
Non per volere mio mi ritrovo a recensire i Lies Of Nazca, però questo mi tocca, e quindi vi sorbite ancora una volta le mie parole.
Il gruppo Deathcore italiano giunge a completa maturazione dopo un percorso brevissimo, i musicisti hanno saputo in un arco di tempo praticamente zero creare un sound, una omogeneità ed adattarla in un cd che se pur breve riesce a dire tutto quello che c'era da dire. Probabilmente è meglio essere sintetici, ci sono casi che la ridondanza di formule non gioca a vantaggio ed anzi stordisce l'ascoltatore che annoiato cambia ascolto. Quello che colpisce è l'omogeneità delle canzoni, questo lavoro è degno di professionisti che hanno un'ottima conoscenza musicale non che tecnica, questo rende addirittura riconoscibili i LoN nel brodo primordiale di band emergenti nel Deathcore. Azzardo paragoni con i primi Born Of Osiris e i Veil Of Maya di [Id] ma non sono del tutto identificativi del sound. La matrice progressiva è molto presente ma non si tratta grazie al cielo di Sweep Picking, questi, cari "corers" non vi rendono "Prog". Molti pignoli del genere ti dicono "eh ma sono Progressive Deathcore" e io dico "Calma". Non è che se una band Deathcore sa suonare allora è progressive. Ci sono delle parti più legate ad un mood progressivo, quando entrano in gioco synth e parti più melodiche ma non per questo ora bisogna appiccicare ad ogni band che sa suonare l'aggettivo "Progressive". Lasciando la parentesi dell'etichetta nella sostanza Aleph è un cd che ha carattere ma può essere rivisto almeno in un paio di punti. Il cantato è tecnicamente ineccepibile e perfettamente consono al genere ma nella traccia con la ft. di Nicolò Carrara è evidente come una maggiore varietà renderebbe le canzoni dei nostri ancora più epiche. I classici Scream e Growl non sono più così ovvi e necessari, il cantato è usato come una quinta chitarra, che è un modo di fare sicuramente non sbagliato ma che, alla luce della ft. sembra limitare alcune parti che potrebbero avere un gran carisma in più con un cantato decisamente più protagonista e pretenzioso di stare al centro della scena. Fino a quando gestisci il tuo cantato in modo "Brutal" per rendere più efferato un certo passaggio o valorizzare le chitarre (come accade durante tutto il cd) riesci ad ottenere il massimo risultato possibile, in alcune parti, ma non in tutte. L'altro punto debole del cd me lo sono sinceramente inventato per fare numero e non dire che c'era solo una cosa per la quale avevo storto un po' il naso. "Periapsis New Form", "I, Sidereal Messiah" e l'oramai nota "Cosmogonal Grounds" sono senza dubbio gli episodi meglio caratterizzati e funzionanti del cd che guadagna punti anche per come è composta la tracklist. Altro pregio non indifferente è la facilità d'ascolto, non è un fattore scontato e secondo me è una cosa che non si impara, o ce l'hai e non ce l'hai. Il guitar working nonostante una complessità non indifferente si erige anche come colonna melodica di gran gusto e protrae certi passaggi in cambi e scale armoniche molto raffinate. Sicuramente un amante del genere apprezzerà indipendentemente dal se capisce o meno certe cose per una impostazione ritmica funzionante, non ridondante ed esaustiva. Chi è più dentro la musica noterà che i classici breakdown più "djent" non sono schifezze di note messe su accenti a caso ma una casa su cui costruire colonne melodiche che poi trasportano la canzone in tutto il suo incedere con una naturalezza quasi disarmante, quella facilità, che come facevo notare prima, non si compra. I Lies Of Nazca gestiscono ogni canzone come il progetto di un grattacielo, si preoccupano che la base sia molto solida, magari anche un po' complessa ma funzionale. Di seguito aggiungono tratti gotici e particolari forme al mostro di cemento precedentemente costruito tale da farlo sembrare un qualcosa di morbido e perfettamente conforme alla realtà circostante, ma nonostante questo, perfettamente riconoscibile.
Ora che ho riempito la recensione di cazzate posso anche chiudere qua.


 Edoardo Del Principe


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