Recensione: Reflecting To Kill - Wasted Innocence "il duro mestiere del recensore"

Fare il recensore spesso è una merda. Vorresti bene a delle persone se le conoscessi veramente, e magari non ti facessero mai sentire che cazzo gli è scappato dal culo, invece io sento che cosa hanno partorito e non li conosco. Magari potevamo essere amici, invece non lo saremo mai più.
I Reflecting To Kill sono una giovanissima formazione milanese che si cimenta col Metalcore di prima e seconda mano, nel senso che a volte cerca di prendere quell'appeal bagna fregna dei FFDP ed a volte cerca di pestare con i riff a-la-parcueidraiv. Sulla carta una idea carina ma a conti fatti è veramente una delle cose peggiori che abbia mai sentito.
Oggi chiunque si registra in un home studio ma non è detto che ciò meriti di vedere la luce, se la qualità delle tue registrazioni è infimissima, aspetta, non farlo uscire, ascolta la tua roba per migliorare te stesso! Non portare subito al pubblico i primi vagiti di un neonato che non sa dire una parola, aspetta che sappia dire qualcosa prima.
I RTK (abbreviazioni metalcore) hanno lo stesso difetto di mille altre band del genere, la voglia di mostrarsi a tutti i costi senza aver sviluppato una idea di canzoni, senza aver mai provato a sforzare il song writing in una direzione più matura. Tutto questo Wasted Innocence dalla copertina, ai testi per quanto ne ho capito, all'immagine del gruppo in se lascia veramente a desiderare. Non mi sento di dare una pacca sulla spalla se un lavoro non è buono, non è giusto dirgli "bravi" quando bravi non lo sono stati.
Oggi il mercato musicale è una guerra e non puoi scendere in campo dopo due giorni di allenamento, tornate quando avrete maturato una conoscenza profonda di quello che fate e quando investirete somme di denaro in strumentazione e su una sessione di registrazione che si possa definire tale da un professionista del settore. La musica non è un gioco, non vi accontentare di farle le cose, fatele per bene.


Recensore: Edoardo Del Principe

Sentenza: Per me è no.




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