FERIUM - REFLECTIONS


After interesting “Trascendent Music” and signing a contract with it a few weeks ago, here we review “Reflections” of israelian Ferium, an album which probably hasn’t been understood on its release (I realized of myself some days after its publication).
On this first Ferium’s full-lenght, we can really find a lot of influences among death metal, hardcore, groove, djent, just to say some of them. They all allineate with a progressive factor to intrigue the listener until the end and to make it more interesting. They could mix the influences of bands like Meshuggah, The Black Dahlia Murder, Impending Doom, giving their sound something personal and original, although those influences are easily recognizables.
Nevertheless this album stays death metal, with a strong today’s sound, but don’t try to pass it off as deathcore or even worst melodic death.
This could be the classic cd to be analyzed track-by-track, given that every single song imply in it a easily memorizable episode. By the way I’ll try not to describe it at length too much, because I could risk to repeat myself (12 tracks, you know).
Despite what I’ve just said, I can’t not mention “Business On Demand”, with its powerful and pumped riffing that makes room for melodic, dissonant but catchy elements.
By its structure, “Reflecions” works: more violent tracks with their groove-catchy riffs are well balanced with ballads and those in which you can hear more progressive moments, and this is the key to encourage more adequate flowing.
A little comment on drums: given that sometimes it reaches too much staticity, adding that the choosen sounds are not the best, too much closed and anonymous, we can conclude that israelians must operate right on it on their next works. Apart from drumming, they should try to find their identity on songwriting: we can accept it at all for it is their debut album, but if they really want to come out of their shell (and they’re already in disadvantage for their origin), they should move away from their multiple influences - we can say “they sound like Meshuggah, but not too much” ‘cause although they are some little things, the really copy them literally.
In the end, thanks to “Reflections”, Ferium can make an impression on a wide range of fans, due to the variety of musical tastes of its members.
Israelians, be inspired by Ferium: make death metal, not war.
[Translated by Alberto Olivi]


Dopo aver colto interesse da parte della "Transcend Music" ed aver firmato un contratto con essa poche settimane fa, ecco che andremo a rivisitare "Reflections" degli Israeliani Ferium, un album che probabilmente non è stato ben compreso all'uscita, ed io stesso che me lo sentii pochi giorno dopo il rilascio, mi rendo perfettamente conto di ciò.
In questo primo full-length dei Ferium troviamo veramente molte influenze tra cui death metal, hardcore, groove, djent per dirne alcune.  Che si allineano con un fattore progressive al fine di incuriosire l'ascoltare fino alla fine e rendere il tutto ancora più interessante. Son riusciti a miscelare le influenze di gruppi come Meshuggah, The Black Dahlia Murder, Impending Doom donando comunque al loro sound ed alla loro proposta qualcosa di personale e diciamo pure originale se vogliamo, anche se le influenze dei gruppi appena citati si faranno sentire non poco.
A parte ciò il disco rimane death metal, con un sound decisamente odierno, ma pur sempre death metal è, per cui attenti a non spacciarlo per deathcore o addirittura melodic death.
Questo sarebbe il classico di disco da analizzare traccia per traccia, dato che ogni singola canzone racchiude in se un episodio facilmente memorizzabile. Anche se eviterò per non dilungarmi troppo, perché alla fine sarebbe pressoché inutile e rischierei di ripetermi a ruota (12 tracce, vedete un po' voi..).
Nonostante quello che ho appena detto, non posso non menzionare "Business On Demand", con il suo riffing spaventosamente potente e pompato che lascia spazio a elementi più melodici e dissonanti sempre abbastanza catchy.
Per quanto riguarda la struttura, "Reflections" funziona: infatti le tracce più spinte con il riffettone groove catchy son ben equilibrate rispetto alle ballad o a quelle in cui si intravedono movimenti più progressive e questa è la chiave per favorire una più che adeguata scorrevolezza.
Piccolo appunto sulla batteria; dato che a volte raggiunge troppa staticità, aggiungendo poi che i suoni scelti non sono il massimo, troppo chiusi e anonimi, a mio modo di vedere, si arriva alla conclusione che per i prossimi lavori gli israeliani dovranno intervenire proprio lì. Oltre il drumming però, dovranno cercare di trovare più identità nel song-writing, come esordio lo accettiamo alla grande, ma se davvero vogliono uscire dal guscio (e già partono in svantaggio visto il paese di provenienza), prima di tutto farebbero bene ad allontanarsi dalle molteplice influenze, perché ok che possiamo dire "sembrano i Messhuggah ma alla fine neanche tanto", perché comunque sia qualcosa, da quelle band prima citate, riprendono alla lettera.
Alla fine però, il bello di questi Ferium è che grazie al loro "Reflections" hanno la possibilità di colpire una vasta varietà di fans e questa è una cosa assolutamente da non sottovalutare e per la maggior parte delle volte dovuta ai molteplici gusti musicali dei componenti.
Israeliani prendete spunto dai Ferium, non fate la guerra ma fate il death metal.








Marco Gattini
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YDBCN è un collettivo di persone disagiate che odia la musica
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