Hour Of Penance - Regicide


How many times do we Italian say that we have the best Brutal Death Metal band? How many times are we right? Usually, ever. I don't wanna say something patriotic or nationalist in this review, but music talk for itself. Hour of Penance are at this time are the best "classic" Brutal death metal band, without "core" or "symphonic", true 'n' pure. Band's skill to make every album sounds different is only possible from Giulio Moschini's great mind and its Moloch sound. The Vail Conception sounds more direct than Paradogma. Sediction was one of the genre's best easy-listening album, and, maybe, even too much, for its many melodies. But this Regicide is one of most dinamic thing I've ever heard: it's filled with good music and has a great sound which satisfies the listener, but time after time, he who listen to this would eventually get intrested to fully understand this album.
And this can be easly achived not through the short album's timeplay (like in the last album) but because the production is so balanced that sounds are extremely brillant and every meticulous listener will enjoy every note, every sound, every chord; until he will understand that this work should also be STUDIED, becase it's full of music cues and offers the listener a way to learn and discover so much about the music itselves, but, at the same time it will leave hidden its secretes.
Also, it's so good to concentrate on what the bass line does, and you can even enjoy the vocals. There are a pair of passages most likely to remember in "The Seas of Light" and "Sealed into Ecstasy" where - we must say it -, we can clearly hear Behemoth's influencies for the period Zos Kia Kults - The Apostasy. But band's sound it totally personal and original, and you can find this in the particular growl singing and the dissonant guitar parts. "Reforging the Crowns", put after the intro, owns a passage that express an "Hour of Penance", you can feel the essence, that sound, you can breathe and feel Satan that grows inside you.
All the tracks are pretty good but we can hear some flaws both in "Spears Of Sacred Doom" and in Title Track, where we find some Sedition's echoes. Album's sound is groovy but this time it is well balanced: rhytmics are pounding and strong but do not cover the solos, a thing that sometimes happened in Sedition. It is surely an ass-kickin' album, but I must say that Hour of Penance's road to the top isn't ended, because it is obviously that "THE ALBUM" is yet to come. Maybe if they won't  succed, we would eventually look back and say that this work and Paradogma were the best they have ever made (no doubts), but something tells me that with the next work we'll hear something which will be FANTASTIC. Trust me. [Translated by Lorenzo Naturale]



Quante volte noi italiani ripetiamo di avere band Brutal Death Metal superiori al resto del globo? Quante volte abbiamo ragione? Spesso sempre. Non voglio dire niente di nazionalista o patriottico in questa recensione , però, la musica parla da se. Gli Hour Of Penance sono attualmente il gruppo migliore che fa Brutal in senso classico, senza "Core" e senza "Symphonic". La capacità del gruppo di far suonare ogni album diverso mantenendo una cornice di inerenza è invidiabile, frutto solo di una mente come quella di Giulio Moschini capace con lungimiranza di rendere il sound del suo Moloch duttile ed intellegibile anche ai meno avvezzi al genere. Cosa che non arrivata subito. Paradossalmente The Vail Conception suona più schietto di Paradogma. Col successivo Sedition però si è instaurato un primato trai gli album più easy listening del genere, forse anche troppo, visto che a dirla tutta, nonostante le fortissime melodie di richiamo il cd non faceva altro che spingere ancora più l'acceleratore. Cosa che differenzia invece questo Regicide. Una dinamicità pressochè introvabile nelle altre forme del genere, una copertura di spazi, soluzioni, modernità che lascia l'ascoltatore completamente sazio a fine dell'ascolto ma voglioso di approfondire ogni spigolo ed ogni angolo sonoro di questo Regicide.
Quest'ultima fatica risulta più fruibile al pubblico non in virtù di una breve durata come il cd precedente ma in quanto la produzione è talmente equilibrata ed i suoni sono talmente squillanti che per un fan appassionato e meticoloso nei suoi ascolti da proprio gusto assaporare ogni accordo, ogni sovrapposizione di note, ogni sfaccettatura e provare a capire come si arrivi a pensare certi cambi, ritengo oltre ogni modo interessante per un musicista questo album perchè mette sul piatto tantissima carne ma allo stesso tempo si concede ad esso in tutti i suoi segreti e tutte le sue peculiarità
Fa piacere per una volta poter prestare attenzione anche a quello che fa il basso, potersi concentrare se si ha voglia anche sulle metriche vocali. A disposizione ci sono anche un paio di passaggi perfettamente memorizzabili e cantabili live in "The Seas Of Light" e "Sealed Into Ecstasy" dove , questo bisogna dirlo, emergono tutti i richiami possibili ai Behemoth del periodo Zos Kia Kults - The Apostasy. Se è vero che l'attitudine è omologata ad un certo feeling di intendere il genere è anche vero che il sound rimane sempre personale sopratutto nel growl e nel peculiare modo di suonare delle chitarre che più volte si giostrano su dissonanze e su intervalli che rendono altamente distinguibili i Romani. "Reforging The Crowns", posta in apertura dopo l'intro, possiede un passaggio che trasuda "Hour Of Penance", è pregno di quell'alone, di quel suono, lo respiri e senti Satana che ti cresce dentro.
Tutta la tracklist si attesta a livelli decisamente ottimi salvo però un lieve calo sia su "Spears Of Sacred Doom" che sulla stessa Title Track dove sento forse un po' troppa autocitazione, specialmente da certe soluzioni che erano più affini a Sedition. Come sound, c'è da dirlo, questo cd si mette proprio di mezzo tra Paradogma e quello di Sedition, mantenendo quello stile abbastanza groovy nella parte solista riesce però a questo giro a non minimalizzarla portandola ad un giusto equilibrio con la forza delle ritmiche e lo sforzo nel farle ricordare senza perciò sbilanciarsi a favore di una o dell'altra parte, cosa che spesso capitava in Sedition. Definitivamente più maturo ma non mi sento ancora di poter dire la parola fine nel percorso musicale degli Hour Of Penance poichè è sin troppo evidente come L'ALBUM della loro carriera debba ancora arrivare. Fiduciosi che il percorso da questo punto di vista porti ancora numerosi risultati positivi, magari ai posteri rivedremo questo o Paradogma come "capolavori indiscussi" e probabilmente non ci piove ma qualcosa dentro di me mi dice che probabilmente col prossimo lavoro sentiremo qualcosa di ultraterreno.
Fidatevi.


 Edoardo Del Principe


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