Adam Kadmon presenta: Rings Of Saturn - Lugal Ki En



Lugal Ki En.

Immaginate di essere in mezzo ad un parco, di star passeggiando tranquillamente.
è notte, state percorrendo un vialetto e non c'è nessun altro oltre a voi; d'un tratto, una navicella spaziale, un ufo, si piazza sopra la vostra testa e vi rapisce.
Il famoso fenomeno dell' "abduction".
Colpiti da una luce potentissima, vi trovate legati seminudi su una strana sedia di metallo con Lucas Mann e compagni che vi guardano e vi analizzano.

Ora, facciamo i seri.
Lugal Ki En si presenta bene fin da subito, tracce come "Senseless Massacre" o "Lassul Xul" fanno MALE DENTRO, mettono l'ascoltatore davvero in uno stato di disagio, alcuni lead sono molto efficaci e aiutano a sottolineare la famosa impronta aliena che ha reso i Rings of Saturn la band famosa che sono, non a caso, si sono autoproclamati "Aliencore".
"Natural Selection", con l'intro "Fractal Intake" che la precede, si dimostra probabilmente la miglior traccia del disco, con riff molto catchy ed una prestazione vocale d'altissimo livello di Mr. Bearer.
Il passaggio alle 8 corde purtroppo ha portato le sonorità della band a spingersi parecchio verso lo stile "moderno" caratterizzato da canzoni composte da soli breakdown con sopra lead e fronzoli vari, ricordando parecchio il primo lavoro "Embrionic Anomaly", ma per fortuna questo capita in pochissime tracce.
"Godless Times" è probabilmente una delle tracce più in "vecchio stile", in cui si ritrovano maggiormente le sonorità appartenenti al penultimo LP "Dingir", grazie ad un lavoro di chitarre ricco e che sa "emozionare" a livello melodico, nonostante il genere proposto dalla band e le vocals che lo sovrastano.

Come già successo con "Utopia" in "Dingir", l'ultima traccia "The Heavens Have Fallen" è una strumentale "semi-ballad", a tratti commovente, il classico pezzo che mai ci si aspetterebbe da una band di questo tipo.
In generale il disco è perfetto, la produzione è allucinante, la mente di Aaron Kitcher alla batteria si fa sentire con fills di cassa in trentaduesimi che sfiorano l'inumano e blast beat in ogni dove; la voce probabilmente è il punto migliore, Ian Bearer offre una performance vocale spaventosa (anche se dopo qualche ascolto ci si rende conto che è davvero poco presente nel disco, poichè ricopre un ruolo quasi secondario all'interno dei pezzi), il top lo raggiunge probabilmente su tracce come "Beckon", la sopracitata "Natural Selection" (ascoltatela assolutamente), o la cover dei Suicide Silence "No Pity For A Coward" (che va a chiudere l'album con un estratto di una vecchia intervista al defunto Mitch Lucker, in cui afferma di non ascoltare mai metal, tranne che per una band chiamata Rings Of Saturn, ai tempi ancora giovani e poco conosciuti), in cui da dimostrazione di quanto Lucker sia stato fonte d'ispirazione per i suoi scream, poichè sono praticamente UGUALI a quelli della traccia originale.
A livello di composizione, meritano un plauso, certi riff sono DAVVERO eccezionali, alcuni lead di questo disco potrebbero restare nella testa dei fan del Tech Death per i prossimi 20 anni.
Ma in tutta questa bellezza c'è qualcosa di sbagliato, un particolare che fa crollare le braccia di qualsiasi ascoltatore, di qualsiasi fan, me per primo, che li supporto ormai da parecchio tempo.



Tutto il disco (voci a parte) è FINTO.
Passi la batteria programmata, ok, ormai lo fanno tutti, è un grandissimo risparmio di tempo, si programma tutto su Superior con un bel midi e poi si triggera/campiona/quello che cazzo ti pare, va benissimo, zero problemi, è uno standard ormai.
Ma le chitarre...
Le chitarre (e il basso, praticamente inesistente, nonostante Mann affermi di averlo registrato con le sue manine)...
Cioè, ora magari son io, ma personalmente non riesco a percepire il cosìddetto "attacco" della plettrata, l'editing/noisegate nei palm mute, stacca in un modo un tantino strano... diciamo pure finto...
Magari sono io.. però "Godless Times" inizia davvero con un campionamento di Guitar Pro 6! E anche l'assolo di "Sensless Massacre"!
Ora, bisogna riconoscere che sti maledetti Rings Of Saturn sono dei VIRTUOSI dei loro strumenti, hanno comunque un'intensa attività live e ho testimonianze di alcuni musicisti che hanno condiviso il palco con loro che mi hanno confermato che EFFETTIVAMENTE risuonano in sede live tranquillamente tutto quello che scrivono.
è anche vero che Mann ha un progetto parallelo in cui suona sempre technical death, anche se di stampo più Obscuriano, in cui le chitarre suonano oggettivamente BENE e, sopratutto, SONO SUONATE DAVVERO.
Ma allora, dico io, che gli costa a sti maledetti registrarle?
Cioè, non prendiamoci per il culo e guardiamo in faccia la realtà, le chitarre di sto disco sono FINTE.
Wow, such half speed, very guitar pro! Ormai non hanno più scuse, AMMETTESSERO che è tutto FINTO e che lo fanno per risparmiare tempo!
Davvero, non riesco a trovare un senso a questa cosa, almeno la smetterebbero di passare per ridicoli offendendosi ogni volta che qualcuno li accusa di questa cosa.

LA CONCLUSIONE


Parlando da loro fan, questo disco è una grossa presa per il culo, una presa per il culo che suona benissimo, ma è comunque una presa per il culo.

Si beccano 4 stelle su 5 perchè anche se sono dei figli di puttana allucinanti, hanno probabilmente uno dei migliori cantanti della scena metal moderna e delle idee che nessuno potrebbe mai avere a livello compositivo.

 Alberto Musso

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