Job For A Cowboy - Sun Eater


"Eating Vision of God" is the starting track of JFAC's new album, which incarnates exactly what we are going to listen. Progressive rhytmics are alternated to a nice Death Metal, and the solos are good too! We could say that the best track is "Sun Of Nihility" that is also also band's first single. The song contains the best progressive-death signed JFAC, gutars' patterns are soft; the bass is on "funky"; and this all is mixed up to a nice drum track (remember that since Jon "The Charn" Rice - ex drummer - left the band, Danny Walker (Intronaut) joined); it has soft 'n' slow section opposed to an outstanding blast beat. But the best is yet to come: Jonny Davy's voice is at the top of his power. The listener won't have any difficulty to guess which song is playing, because they are linked together in a clear and logical way, even if songs are made up by different rhytmic sections that can be faster or slower; and this helps the listener to guess which is songs' best part.
Guitar sections are on different levels and the bass is amplified so the listener can enter in a new world, made up of new sounds. Now, I don't want to classify the tracks (I used the two ones above so I could describe the improvement of sound) but I wanna you to hear ALL of this new release, so you can enjoy it at its best. If we are to compare new JFAC to a band that already used this style - better, made this style as its own musical carreer - we could say that they're close to Cynic!
Though, this album won't work for everyone, because it isn't exactly an easy listening; if you're looking to a powerful and devastating sound like old JFAC's one, listen to something else. 'Sun Eater' will be a solid point of the band's story. IF you believe that the compositive skill of your bands, especially if their are your favourite ones, you can't miss this one; maybe at the end of the listening YOU could be the one to 'eat the sun'.


(preambolo)

Evoluzione, Progresso, Crescita, chiamatela come volete, ma molti gruppi optano , durante la loro carriera, di partorire un lavoro che dia un nuovo volto compositivo e musicale del loro sound, quasi comunemente chiamato cd della ‘svolta’. Anche molti gruppi che hanno fatto la storia del genere, come i Metallica, Pantera, hanno cambiato il loro stile musicale rimanendo sempre nel genere, però hanno cercato appunto di trovare nuove sonorità, diciamo per mettersi di nuovo in gioco. Ora non voglio paragonare il nuovo dei lavoro dei JFAC , a ‘svolte’ come quelle del ‘Black Album’ dei Metallica, o ‘Cowboys From Hell’ dei Pantera, ma a mio parere questo ‘Sun Eater’, potrebbe risultare molto interessante, anche per gli ascoltatori che prima erano molto cinici su questa band. I JFAC sono un gruppo Death Metal Americano proveniente da Glendale, California, i nostri sono entrati subito in modo prepotente nel mondo del musica estrema, se posso dirlo, con l’uscita del ‘EP ‘DOOM’ nel 2005 (Credo che ogni ascoltatore di questo genere debba conoscerlo! E’ impossibile rimanere indifferenti, anche solo da un pezzo come ‘Entombed of a Machine’), e hanno raggiunto la perfezione stilistica nel 2009 con l’uscita di ‘Ruination’, esempio di Death Metal moderno, che può essere facilmente considerato come un capolavoro dei giorni nostri. E ora , 2014, esce questo nuova release ‘Sun Eater’, in cui che le influenze presentate sono risultati ai più inaspettate, non solo da parte mia, ma almeno dalla maggior parte dei fan. Inaspettate si ma anche gradevoli ed interessanti, si nota in modo più marcato la strada che stanno percorrendo i 5 dell’Arizona.


(iniziamo a fare sul serio)


Il cd si apre con ‘Eating Vision of God’ che riassume perfettamente quello che l’ascoltatore affronterà per il resto del cd. Ritmiche progressive alternate ad un ottimo Death Metal offerto dalla band, per non parlare degli assoli, mai banali! Il pezzo possiamo dire ‘per eccelenza’ di questo disco, è proprio ‘Sun of Nihility’, tra l’altro è il primo singolo rilasciato dalla band. In questo pezzo, c’è il miglior progressive-death proposto dalla band, il guitar-work molto leggero, il basso prevale, il tutto accompagnato dalla batteria che fa un lavoro eccellente (voglio ricordare che in seguito all’abbandono della band di Jon ‘The Charn’ Rice, ex-batterista, i JBFC hanno prediletto la registrazione sotto le pelli, da parte di Danny Walker (Intronaut), scelta peculiare?!), passa con molta facilità da parti molto lente, a blast-beat senza precedenti! La ciliegina sulla torta è la prova canora di Jonny Davy, sempre al massimo della possibilità che può offrire. Un punto fondamentale è la distinzione delle canzoni da parte dell’ascoltatore, ci sono passi più lenti altri più tecnici, ma il tutto è legato molto bene , per questo durante l’ascolto dell’album non ci sono trova mai spiazzati, questo è un punto di forza perché aiuta l’ascoltatore a dirigersi nelle canzoni e mettere in evidenza ogni punto fondamentale. Le parti di chitarra a strati seguite da un basso amplificato,impatta l’ascoltatore in un mondo nuovo, che mette gli ultimi ritocchi su questa nuova unione di suoni.

Non mi va di classificare le tracce, descrivendo la più positiva o negativa, (i 2 esempi sopra sono stati usati per descrivere il loro nuovo sound), ma voglio invitare ad ascoltare l’album per intero, così si può apprezzare meglio il nuovo lavoro. Se dobbiamo proprio paragonare i nuovi JFAC ad una band che ha già usato questo stile, o meglio ancora ha fatto di questo stile una propria carriera musicale, non si può non differire ai Cynic!
Punto debole, sarà sicuramente legato al fatto che questo non è un cd alla portata di tutti, se siete alla ricerca di un album potente e devastante, come i passati della band, puntate ad altro. ‘Sun Eater’ però rimarrà comunque un punto solido e fondamentale nella storia di questa band. Un lavoro senza espedienti o copie back-up. Se credete realmente all’evoluzione compositiva dei gruppi in circolazione, magari anche tra i vostri preferiti, non potete perdere l’appuntamento con questa nuova release, magari potreste essere proprio voi a ‘mangiare il sole’ a fine disco.



 Marcello Mazza


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