Bongzone : High On Fire - Luminiferous


Non si può non amare Matt Pike. Non si può non amare questo alcolizzato panzone che sospende i tour per problemi di alcolismo nonostante sia un personaggio ai limiti dell'assurdo. Non si può e basta. Ogni lavoro firmato da lui ha qualcosa di speciale dentro, qualcosa che ti fa smuovere dall'interno e tirare fuori le madonne interiori che si possono dire solo quando si è molto incazzati o si è troppo estasiati e  allora si deve rovinare il momento d'estasi con una repentina ridiscesa nella trivialità. Ecco, forse sono stato un po' forbito, un po' caotico, ma per mettermi ad ascoltare qualcosa di scritto da Matt Pike. Oggi infatti si parla (o forse dopo queste premesse direte voi, si straparla) dell'ultimo lavoro degli High On Fire, seconda band di Matt Pike storico chitarrista degli Sleep, formatasi dopo il discioglimento di questi ultimi e stata fino al 2009 (anno della reunion degli Sleep) l'unico impegno del soggetto poco raccomandabile che vi ho descritto sopra. Sempre per dovere di cronaca è bene ricordare che per quanto gli Sleep siano stati dei pioneri dello Stoner Doom il genere degli High On Fire va a collocarsi su lidi a mio avviso più classici con delle punte quasi Speed/Thrash e una certa permanenza del sentore Doom (Blut ist dicker als Wasser). Doom che a mio avviso resta una parte marginale del lavoro degli High On Fire, in buona parte caratterizzato dalla sguaiatezza del riffing e dalla timbrica raschiata di Pike medesimo, che ci tiene a far sapere al mondo di usare il Jack Daniels come colluttorio.
Dopo una serie di album tutti di gran livello arriva Luminiferous, riferimento di natura direi tendenzialmente esoterica all'ipotizzato "luminiferum medium", ossia l'Etere, il veicolo della luce, successore di De Vermis Mysteriis e si presenta come un disco degli High On Fire con tutti i crismi. La produzione esalta al meglio la proposta molto riff-based della band californiana dando una grande spessore ai suoni di chitarra e ovviamente alla voce di Pike, che funge da mattatore unico della situazione, sa incantare dalle bordate Thrash dell'opener The Black Plot allo passando per la seconda traccia Carcosa dove emerge al meglio l'anima Stoner della band fino Space Rock degenerato di The Cave accompagnata in stacchi acustici suonati con il Saz. Il resto della band assume, un po' una funzione di contorno, anche se va notato il bellissimo lavoro della sezione ritmica che regge appieno il ritmo imposto da Pike, sia esso sguaito e Thrasheggiante oppure voglia tendere all'intimistico. Da notare soprattutto i fill di batteria di Des Kensel, mai banali e non previdibilmente posizionati e il moderato, ma incisivo uso della doppia cassa. Gli High On Fire in Luminiferous riescono soprattutto a fare un disco che si imprima nella mente dell'ascoltatore in modo pressoché istantaneo: è impossibile non lasciarsi affascinare dal ritornello della summenzionata opener The Black Plot e a mio avviso soprattutto dalla magnifica The Falconist. Un brano che molto deve all'Heavy metal classico del quale si può dire molto: è ruffiano, è facile, non riserva molte sorprese, ma è un cazzo di brano Heavy Metal fatto come Dio o forse più Satana comanda. È una di quelle canzoni che non ti stanchi di sentire neanche alla decima volta di fila (e vi giuro è successo) e che dalla prima volta che senti sai già tutto il testo. Anche lo stacco di semi-calma con The Cave contribuisce allo sviluppo del disco lasciando il dubbio su cosa ci avvia, ma la furia della title-track fa pensare un finale col botto, quando invece si va in chiusura con The Lethal Charmer un pezzo che resta in bilico tra la lentezza dei ritmi e la crudezza dei riff andando in direzioni quasi Sludge Doom. Insomma un gran modo per chiudere un'altra ottima prova degli High On Fire, coniugando al meglio tutte le anime della band. Monumentale.


Tracklist
The Black Plot - 5:31
Carcosa - 7:11
The Sunless Years - 5:06
Slave the Hive - 3:50
The Falconist - 6:06
The Dark Side of the Compass - 5:30
The Cave - 7:40
Luminiferous - 4:03
The Lethal Chamber - 8:49

SENTENZA: ∆ 


Recensore: Giorgio Gubbiotti




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