Rock Planet, The Hero: Protest The Hero, Monuments, Destrage + guests


Credo che, dopo i concerti che ci son già stati e quelli già annunciati, a Pinarella Di Cervia grazie al Rock Planet quest'anno, abbiano deciso di sfondare ogni limite possibile, portando nel bel paese alcune delle band più volute, amate e conosciute nel panorama metal odierno. Infatti, solo due giorni dopo gli australiani Thy Art Is Murder, ecco che abbiamo la fatale tripletta Protest The Hero, Monuments accompagnati dall'orgoglio italiano di nome Destrage più il solito special guests, che ad eventi del genere non manca mai!
Fin dai primi minuti si intuisce subito, che non sarà un concerto "fiacco" come quello svoltosi due giorni prima, vale a dire quello dei Thy Art Is Murder e questo non può che rendermi ottimista e ulteriormente carico fin da subito.


Si parte subito forte con uno dei special guests più adorati dal sottoscritto, ovvero i Desource! I Nostri si presentano con un Hardcore/Progressive e ci propongono gli ormai celebri pezzi del loro primo album "Dirty Happiness"; tra cui impossibile non menzionare "Betray", "God Loves, Man Kills" e "This Plague Called Love". Pubblico molto moscio, diciamo anche perché molti non conoscevano né la band né tanto meno le canzoni, ma nonostante ciò il cantante Iuri non ci sta e si tuffa nella speranza di creare un po' di movimento lì sotto; risultato appena se ne ritorna sul palco, torna la calma. Nonostante questa piccola nota negativa, la band suona alla grande, esaltando chi come me, conosceva i pezzi a memoria.

Dopo una prolungata attesa, ecco emergere dal palco gli Hybrid Circle, il genere proposto dai ragazzi di Lanciano è un Post-Prog Metal contaminato da musica elettronica. Devo dire che appena li vidi apparire, mi saltarono, subito all'occhio le due abnormi 8 corde di Alessandro e Simone; e da quella veduta le miei aspettative salirono vistosamente riguardo questi ragazzi.
Risultato però, vuoi perché le chitarre andavano e venivano causa un fonico non troppo esperto , vuoi perché la voce non si sentiva quasi per niente e l'elettronica non riusciva mai a far decollare le canzoni, ma al contrario le donava un contorno pacchiano e mal riuscito, i Nostri non hanno saputo prendere né me né gran parte del pubblico presente; eccezion fatta per il fan club personale che sapeva tutti i loro testi. Da rivalutare su cd.

Bene da ora più si andrà avanti, più l'hype salirà virtuosamente.


Destrage. Garanzia su cd, "Are You Kidding Me? No" prosciugato a forza di ascolti, ma live come saranno?
Paolo Colavolpe comincia subito a scaldare il pubblico, la gente è gasatissima ed ecco che i Destrage danno il via alle danze! Dai brani più celebri del secondo full-length "The King Is Fat'n'Old", tra i quali "Double Yeah", "Jade's Place", "Neverending Mary" sino ai brani dell'ultimo ed amatissimo "Are You Kidding Me? No", tra cui "Destroy Create Transform Sublimate", dove ha cantato anche chi non sapeva il testo, "My Green Neighbour", quest'ultimo il singolone che li ha fatti correre parecchio, "Purania", "G.O.D." e la conclusiva "Are You Kidding Me? No", davvero da pelle d'oca!
Finalmente la gente comincia a muoversi, ci sono accenni di pogo (senza che un componente di una delle band ci si immischi, progressi...), mani al cielo e canto libero.
Gruppo maturo, che stramerita di essere parte della famiglia Metal Blade Records; prestazione veramente ad alti livelli, la capacità di stare sul palco e di intrattenere il pubblico, sono elementi che non mancano assolutamente alla band milanese: da rivedere al più presto!


Dopo aver fatto la squallidissima battuta: "Madonna è proprio un monumento!" alla vista di un telo gigante con la scritta della band (talmente grande che neanche è entrato dietro al palco) - gli inglesi Monuments son partiti subito alla grande, iniziando con il singolone "I, The Creator", del loro ultimo album uscente "The Amanuensis". Seguito da altri lavori sempre dell'ultimo cd, come "Origin Of Escape", "Garden Of Sankhara" e dai pezzi del primo album, "Gnosis", diventati ormai un biglietto da visita, tra i quali ricordiamo "The Uncollective", "Doxa", "97% Static".
Chris Barreto non si teneva proprio, ed a metà scaletta ha deciso di passare per la ringhiera laterale, che separava i "pogatori" dalle "femminucce", ricevendo una quantità industriale di strette di mano ed abbracci, mentre i due chitarristi, John Browne anche detto "Cugino Itt" e Olly Steele macinavano riff sempre più storti e tecnici tanto da creare tra la folla un headbanding sincopato. Una prestazione di tre quarti d'ora che è letteralmente volata via, segno anche del feeling che si era fin da subito creato tra il pubblico e la band inglese.

Attesa, attesa e ancora attesa, condita da qualche risata grazie al chitarrista Tim Maller e interrotta con la partenza in quarta con il singolo "Clarity" dell'ultimo disco "Volition". Subito tutti a cantare, saltare, insomma capiamo fin dai primi minuti di questa song, che gran parte del pubblico è venuto solo ed esclusivamente per questi headliner coi contro cazzi, infatti il locale si riempì del tutto e sotto al palco a malapena ci si muoveva (come infatti dovrebbe essere ad ogni concerto). I ragazzi di Ontario oramai non hanno più bisogno di presentazioni, ed infatti ci hanno regalato una prestazione di oltre un ora, fomentandoci con pezzi quali "Mist", "Sex Tapes", "Blindfolds Aside" ed ovviamente, per quanto riguarda il secondo album, considerato da molti il capolavoro assoluto della band, vale a dire "Fortress", abbiamo potuto goderci "Bloodmeat", "The Dissentience", "Bone Marrow". Tutto ciò condito da prolungati discorsi, ogni 2/3 canzoni, da comico improvvisato con protagonista il vocalist Rody Walker, che un po' perché troppo adorato e stimato al punto di ricevere applausi anche solo dicendo "Hi, I'm Rody Walker, bitches!", un po' perché devo dire ci sapeva davvero fare, anche se capivo solo metà delle frasi che diceva, è stato veramente un fenomeno, riuscendo a strappare risate persino al più apatico ragazzino con il cellulare in mano presente.
Che dite? Manca qualcosa?
Ma certo! Per cui dopo un "one more song" infinito, da parte di ogni essere vivente presente lì dentro, dove ormai neanche il più convinto ci sperava più...ecco riemergere Rody Walker, che capisce subito, che per chiudere questo concerto in bellezza non si poteva non fare la mitica ed intramontabile "Sequoia Throne"!
Neanche a dirlo, una prestazione da mille e una notte; sembra paradossale ma questi ragazzi son talmente precisi e talentuosi che arrivati al 250000° tecnicismo, qualcuno del pubblico si stava addirittura annoiando, forse perché si stava diceva tra sé e sé: "Ma che cazzo suono a fare?!".
E ricordate che il "prendiamoci poco sul serio", dimostrato dagli americani sia live che sulle immagini pubblicate sulla pagina Facebook, è sempre vincente se poi musicalmente spaccano i culi così.








Marco Gattini


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YDBCN è un collettivo di persone disagiate che odia la musica
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