Slipknot - .5: The Gray Chapter


E' stato un parto gemellare quadruplo elaborare una teoria riguardo .5: The Gray Chapter.
A differenza di molti di voi io mi sono riascoltato AHIG e non il suo ricordo. Quel cd era veramente una merda. A parte le canzoni che tutti passano come "troppo commerciali" non c'è niente di ispirato o godibile. Canzoni come Where lies Continue meriterebbero la censura.
Ne sono passate anche troppe da qui a questo nuovo capitolo ma ci ritroviamo ancora, per fortuna, o no, ad ascoltare il materiale della band metal più significativa degli anni 2000.
Ho dovuto ascoltare con nuove orecchie questo cd senza aspettarmi IOWA, contando che JJ non c'è più. Questa è tutt'ora la mancanza più significativa nel song writing della band che vede perdere molto del proprio groove nelle parti più cattive. In molte parti i riff di chitarra sono supportati bene ma non quanto in passato, alcune volte invece emergono in modo prepotente le lacune tecniche e di inventiva del gruppo. Il ruolo svolto dai DJ e tastierista invece sfiorano il ridicolo molte volte peggiorando la canzone come su Custer.

C'è del buono, c'è del buono in molte canzoni anche se si altalenano momenti si a momenti no una traccia come Killpop o Nomadic starebbe benissimo in qualunque dei cd precedenti dalla band. Lech è un estratto puro di Iowa ed il lavoro ritmico, qui si, è davvero eccellente.
Goodbye invece è il primo passo falso del cd, non perchè sia una ballad ma perchè è inserita totalmente a cazzo nel cd e non c'ha un minimo di filo logico ne un punto di arrivo.

The One That Kills the Least è una cover. Aiutatemi a capire quale canzone dei Devildriver hanno plagiato. Vi prego.

Custer: Fastidiosa.

The Negative One che io pensavo fosse uno scarto di seconda mano del cd invece si rivela la traccia migliore dell'album, andando avanti con gli ascolti è quella più Iowa-oriented anche se sa di già masticato nel maelstrom dell'album sembra una canzone Technical Brutal Death Metal.
Chiusura affidata ad una canzone indegna.
Tra alti e bassi questo cd si fa ascoltare bene, non come il precedente, Corey Taylor non è esente da critiche ma più volte salva il culo a canzone scritte appunto con le natiche. Sopratutto su Killpop il suo ritornello vale la canzone.
Qualche canzone più anonima come AOV c'è ma nel complesso del cd sono perdonabili. I Knot ce l'hanno fatta. Superato uno scoglio importante che è accettare lo stato della band, a mio parere, non potevano fare di molto meglio in questo momento.
L'errore più comune? Molte volte hanno allungato troppo il brodo di canzoni che avrebbero fatto una migliore figura con 1 minuto in meno (The Devil In I) e con un conseguente uso più razionale di idee il cd sarebbe risultato molto più che sufficiente.

Forse la cosa più fastidiosa è proprio il fatto che a questo giro c'era il materiale ma sono mancati per forza maggiore forse proprio i due membri fondamentali.
Rinati?
Rinati.




 Edoardo Del Principe


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