I The Contortionist non ne sbagliano uno: Language


I The Contortionist sono una di quelle band che un album non lo sbaglia. Chiari segni di questa mia affermazione li possiamo trovare già in quel capolavoro di debutto che corrisponde al nome “Exoplanet”: quando una band esordisce in quel modo, sfornando una pietra miliare del deathcore, è difficile immaginare un passo falso e infatti, i ragazzi di Indianapolis non si sono minimamemente smentiti.
“Intrinsic”, secondo full-lenght della band, apportava importanti modifiche al loro sound, abbracciando lidi più sperimentali e puramente progressive seppur mantenendo quell’aura deathcore che caratterizzava i primi lavori.
Con la loro ultima fatica “Language”, il tutto diventa più sperimentale, etereo ma al contempo molto palpabile. L’uscita del grande vocalist Jonathan Carpenter e l’entrata di Micheal Lessard non ha influito minimamente sul lavoro vocale del disco che rimane sempre su ottimi livelli. Per quanto riguarda il comparto strumentale, “Language” è indiscutibilmente l’apice creativo della band con una maestria e una prestanza musicale che incarna perfettamente il concetto di progressive, con la risultante di un album scritto in maniera elegante e impeccabile.
I The Contortionist sono una delle poche band insieme ai Tesseract che riesce a capire bene il concetto di riff: lo destrutturano e lo modellano a loro piacimento presentantoci riff assolutamente originali,intricati e a tratti cervellotici (ad esempio l’intro di “Language II:Conspire”).
Senza nessuna ombra di dubbio, ”Language” va ascoltato come un'unica concezione musicale in quanto tutto il disco è legato da indissolubili e continue atmosfere, pregne di splendide melodie che fanno risaltare la classe di questa band che ormai risulta sinonimo di garanzia. Difficile dire se questo album sia il migliore della band: sia Exoplanet che Intrinsic sono album spettacolari, che con Language, formano una tripletta di tutto rispetto e, che lo vogliate o no, finisce immediatamente nella lista dei migliori dischi dell’anno.


 Francesco Tinella


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