Recensione: Neal Morse - The Grand Experiment


Apprezzare i lavori legati alla persona di Neal Morse per me (che non amo il neo prog anni '90 e le sue influenze) è sempre stato molto difficile. Nel corso degli anni son riuscito con fatica a distinguere senza aiuti quali lavori meritassero e quali non meritassero. Questo nuovo album invece si presenta come uno dei punti più alti raggiunti da Morse (e dal prog moderno) negli ultimi quindici anni. Tracklist semplice come piace al prog, due suite, apertura e chiusura, e nel mezzo dei pezzi da vendere come singoli prima dell'uscita, piccoli intermezzi semplici e diretti, senza grandi pretese, ma con l'arduo compito di mantenere il climax alto. Parlando nello specifico delle suite, era dai tempi di 'The Skyes moves Sideways' dei Porcupine Tree che non rimane ipnotizzato. Un misto di nuovo prog-sinfonico, sprazzi di shredding, rimandi e riletture in chiave moderna delle sonorità più blasonate dei settantini. Ma non basta ciò, il gusto personale di Morse qui la fa da padrone. Raramente mi son ritrovato inebriato da melodie così appassionanti in un lavoro di 27 minuti, ma in generale nell'intero album. Un piacere ascoltare un così bel album che riesce a misurare perfettamente ogni elemento, dosando in poco meno di un'ora tutti i passaggi stilistici che Morse ha utilizzato in venti anni di carriera. Complimenti Neal.


Traklist:

The Call

The Grand Experiment

Waterfall

Agenda

Alive Again

recensore: Federico Manciocchi

SENTENZA: Si può fare.



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