Recensione: The Velvet Teen - All is Illusory


Ci vuole coraggio a lasciare nove anni dall'ultimo full lenght, specialmente se arrivi a pubblicare capolavori, se reinventi e detti nuovi tempi di più generi e se arrivi al successo, di critica e pubblico. E' sempre stato difficile catalogare un'uscita de i The Velvet Teen sotto un unico genere musicale; vuoi per la capacità di variare genere, vuoi per l'enorme talento espresso sotto ogni punto di vista, non è mai stato facile (e non lo sarà neanche questa volta) cercare di 'spiegare' il cammino intrapreso dal trio. Questo 'All is Illusory' è l'opera più ardua da commentare, analizzare e descrivere. E' completamente disomogeneo, da una traccia all'altra, da una strofa all'altra; nulla riesce a suonare coeso; ma proprio qui sta la forza inaspettata della band, ovvero quella di riuscire a varcare le soglie di più e più generi in cinquanta minuti dando una completa visione della propria idea musicale, spezzando continuamente l'orecchio dell'ascoltatore, costringendolo a resettare il proprio tempo e ad abbandonarsi alle mani del nostro trio.

Dal power-pop di 'Eclipses', lenti pieni di synth e voci modificate (The Manifest) i ritmi sincopati e scoppiettanti di 'You Were the First', l'odissea di riverberi di 'The Giving In' accompagnati dalla voce di Nagler. Il deciso richiamo alle origini, ossia a quel emocore progressivo dei Sunny Day Real Estate, a quel indie rock di vecchia annata vicino a dei determinati Radiohead. La vena elettronica di 'Cum Laude!' mai sopita che accompagna incessantemente ogni attimo della prima parte dell'album. E' un album, questo 'All is Illusory' che suona volutamente sfuggente dal punto di vista stilistico, il cui eclettismo è singolare e simil solo al fascino che emana.

La peculiarità che riescono ad imprimere forza ad un lavoro così frammentario dal punto di vista musicale sono sicuramente da rintracciare nei singoli elementi che hanno composto e suonato questo capolavoro. Dalla voce quasi religiosa di Judah Nagler che oscilla sempre tra malinconia e tardo emocore, dalle linee di basso sopite ma mai abbandonate a sé di Josh Staples alla batteria di Casey Deitz che si trova bene nel power-pop quanto nell'indie o nell'emocore, dando prova di duttilità, non solo tecnica, ma anche sonora. Aspettando le nuove uscite di artisti come Thank You Scientist, The Dear Hunter ed altri, questo ritorno dei The Velvet Teen per il momento si aggiudica il primo posto sulla classifica del 'best of 2015'.


Tracklist:
1. Sonreo 03:15
2. Eclipses 02:45
3. Manifest 04:13
4. Pecos 04:51
5. All Is Illusory 03:53
6. The Giving In 04:40
7. Church or State 03:50
8. Taken Over 10:54
9. You Were the First 03:14
10. The Veil Between 05:19
11. Gtra 03:19

SENTENZA: Realtà aumentatà


Recensore: Federico Manciocchi

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