What Really Grind My Gears: Cattle Decapitation - The Anthropocene Extinction


Mettiamo in chiaro una cosa: ogni forma di purismo è MERDA.

La grossa pecca del metal, sopratutto quello estremo, è il fanbase, l'ascoltatore medio è infatti un idiota mezzo ciccione, che sta perdendo i capelli ma che a 35 anni va ancora in giro con la maglia della band estrema media, tracannando birra e puzzando di sudore perchè la doccia è da froci.

"Albe' ma che cazzo stai a di'?"
Sto dicendo che nell'arco di un paio di settimane dall'uscita di THE ANTROPOCENE EXTINCTION ho letto più commenti di sdegno da parte di "puristi" che bufale riguardanti la situazione Marò o degli sbarchi in Italia.
Sì, perchè i Cattle Decapitation si sono "venduti", sono diventati "froci".
Certo, perchè inserire delle "clean" vocals (che poi, "clean", tra virgolette, MOLTE VIRGOLETTE) in una canzone composta per il 70% da blastbeat sui 300 bpm e chitarre con quintali di gain equivale a diventare una band "commerciale".

"eeeeh, sto disco fa cacare, che so ste cose da froci?! io voglio solo i rutti nel microfono e i tappeti di cassa infiniti"

NO, SEI UN IDIOTA E MERITI SOLO LE COLTELLATE!

Tolta questa piccola introduzione, THE ANTROPOCENE EXTINCTION rimarca le orme già segnate dalla band con MONOLITH OF INHUMANITY, disco rivoluzionario e controverso che è stato definito da non pochi ascoltatori come uno dei migliori dischi del 2012, continuando a creare sezioni atmosferiche pregne di disagio di scuola black metal alternate a parti di blast beat continuo (grazie Dave McGraw), il tutto condito con un range di vocals impressionante.

Troviamo composizioni articolate, passaggi chitarristici elaborati, che si amalgamo perfettamente con le vocals inserite nel disco, il ritornello di Plagueborne o del primo singolo rilasciato, Manufactured Extinct, ne sono l'esempio, in cui troviamo delle clean vocals che "staccano" leggermente dalla classica atmosfera caotica ed infernale a cui la band ci ha abituati (vedi Clandestine Ways - Krokodil Rot), ma che si uniscono PERFETTAMENTE al tremolo picking continuo delle chitarre.
Ogni dettaglio è minimamente curato, ogni fill di batteria, ogni solo, ogni linea di basso è costruita ad hoc per fondersi alle vocals maniacali di Travis Ryan, che passano da pig squeal cavernosi a scream viscerali nel giro di poche battute.
Con il procedere del disco, si inizia a provare man mano un senso di odio generale, verso se stessi, verso uno stile di vita scelto e stabilito da una razza che tende ad auto sterminarsi, il tutto accompagnato da delle tracce di introduzione che danno il tempo di riflettere; i testi pregni di odio e attacco nei confronti del lento marcire della nostra società nei confronti del nostro pianeta, fanno deprimere l'ascoltatore, portandolo a realizzare quanto sia terribile il mondo che lo circonda.

E tutto questo può essere sintetizzato in una singola canzone, MAMMALS IN BABYLON, che meglio rappresenta l'esperienza misantropa del disco.
Ovvio, le sezioni di stampo più grind come tutti lo conoscono non mancano, ma è certo che questo disco sia stato immerso nelle acque più profonde del nord europa, vista la quantità di atmosfere mostruosamente black metal e degli scream a dir poco spaventosi che richiamano la scuola scandinava, e Apex Blasphemy e la sezione conclusiva della traccia di chiusura, Pacific Grim, ne sono la perfetta rappresentazione.
In conclusione, non date ascolto al purista medio, rimasto "terrorizzato" da questo disco RIVOLUZIONARIO; rischiereste di perdervi una delle esperienze auditive più disturbanti degli ultimi anni.



SENTENZA: BEST DISCO 2015


Recensore: Alberto Musso


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