Hideous Divinity - Cobra Verde


C'è ancora bisogno di ribadire il concetto di quanto qui in Italia siam bravi a fare Brutal? No, vero? Allora evitiamo gli elogi, togliendoci subito di torno la possibilità di essere ripetitivi.
"Cobra Verde" è il seguito, marchiato anch'esso Unique Leader, dell'acclamatissimo "Obeisance Rising", un disco che non poteva avere un riscontro più positivo di quello che ha avuto: esaltato anche e soprattutto per l'originalità e per lo stile fuori dai canoni del Brutal Death che ormai siamo abituati a sorbirci.
Per cui dopo un tassello così importante, non solo per la personale discografia della band romana, ma anche e soprattutto per la reputazione del Brutal tricolore che ha prepotentemente alzato, ripetersi era ovviamente un'ardua impresa.
Il fatto che si sarebbero ispirati al celebre film dell'87, "Cobra Verde" di Werner Herzog, da cui prende nome l'album appunto, mi lasciò un po' perplesso e la cover chiaramente ideata sotto falsa riga del film non è che mi fece impazzire quando venne mostrata in anteprima.
Al contrario di queste piccolezze facilmente passabili, le tracce che uscirono in anteprima mi lasciarono con il fiato sospeso: "Sinister And Demented", che considero ancora uno degli elementi più alti di tutto il full, "Alonest Of The Alone", con la partecipazione di Dalla Torres-Wade dei Nile e la travolgente title track. I dubbi su certi argomenti vennero spazzati via da questi tre pezzoni; ma un altro dubbio mi sorse all'angolo, ovvero il resto della track-list sarà al livello di questa tripletta possente o ci troveremo un disco scialbo con tre punte di diamante?



"In My Land I Was Snake", è l'opener che ogni disco Brutal dovrebbe avere: partenza lenta e indecifrabile, interrotta da un velocissimo riffing, sempre ben contornato da dei calibratissimi cambi tempo e un efferato uso del stop'n'go, nei quali gli HD si dimostrano maestri.
Lo stampo personale c'è e si sente, per cui non pensate di avere i Penance 2 tra le mani.
Come potete ben immaginarvi, il disco sarà contornato da citazioni del film "Cobra Verde", che faranno la loro comparsa, così da addentrarci ancora meglio nel mondo di schiavitù in cui gli HD ci vogliono portare. Straordinario lavoro alla voce, eseguito dall'espertissimo in fatto di growl, Enrico "H" Di Lorenzo, che riesce ad eseguire più tecniche nello spazio di pochi secondi, facendo risultare il tutto ancora più coinvolgente e davvero mai seccante; ma del resto una convincente prova delle sue doti ci arrivò proprio con il precedente capitolo.
"Adjinalou", è la "strumentale" del disco, dato che Enrico non esegue un vero e proprio cantato ma delle urla di sottofondo, con il volume nettamente più basso rispetto al resto. Traccia che nonostante gli oltre 4 minuti di durata si difende benissimo, grazie anche agli arpeggi dissonanti che creano un'atmosfera davvero ammaliante.
Mi sembrava inutile fare un track by track, per cui ho scelto di parlare delle tracce più significative e che caratterizzano meglio il disco, ma devo dire che nessuna delle qui presenti è in maniera evidente da considerare inferiore.

Il seguito del capolavoro è andato addirittura meglio del capolavoro stesso, secondo me, visto che quel disco seppur ti trasmetteva quella ventata di aria fresca, nascondeva delle piccole pecche da esordienti; al contrario in questo "Cobra Verde" siamo davvero davanti al disco perfetto, almeno per quanto riguarda la scorrevolezza. E' soprattutto incredibile come sia così facilmente amalgamabile e risulti catchy, nonostante le innumerevoli pause ed un prolungato uso del riffing stop'n'go. Un plauso gli va fatto solo per questo.

Siamo alla fine per cui lo dico e lo confermo, se in Italia ci invidiano qualcosa oltre i bei paesaggi e il cibo, quel qualcosa è senza dubbio il Brutal Death Metal.














Marco Gattini

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