Machine Head - Bloodstone & Diamonds


Ci sono band capaci di sfornare un album degno di nota una volta ogni morte di Papa, altre caratterizzate da continui alti e bassi, altre ancora che fanno il minimo indispensabile per soddisfare, più o meno, i propri fan, e infine ci sono i Machine Head. E' sempre difficile parlare di una band così importante, che è riuscita a scrivere dischi che probabilmente saranno ritenuti attuali anche tra cinquant'anni. Unto The Locust, il disco precedente, fu una rivelazione, e fu definito da molti, uno dei migliori dischi metal degli anni 2000, quindi, il compito non era facile stavolta per il quartetto di Oakland, poiché avevano una grande responsabilità sulle spalle, ovvero, non deludere le aspettative dei fan, che ancora acclamano il disco precedente. I Machine Head hanno dovuto superare anche la dipartita del bassista Adam Duce, ma nonostante ciò, mi ritrovo ora a parlare di un disco che mi ha stupito. “Bloodstone & Diamonds” è il risultato di anni di sperimentazione e di esperienze di song-writing di vario genere. In questo disco c'è tutto ciò che un metallaro cerca. Groove, melodia, testi profondi e momenti di Pathos musicale di cui poche band dispongono.


Con questa nuova release i Machine Head accontentano i nostalgici che hanno adorato “Burn My Eyes” o “The Blackening”, proponendo canzoni che ti fanno soltanto venir voglia di uscire e distruggere tutto ciò che ti trovi di fronte. Il disco si apre con “Now We Die”, che inizia con un intro di violini, come se la band volesse farci notare che questo disco è strettamente legato ad “Unto the Locust”, poiché l'ultima traccia di quel disco, ovvero “Who We Are”, terminava proprio con un outro malinconico di violini. E' un disco massiccio, studiato e ben bilanciato, anche se presenta un paio di tracce che non mi hanno convinto molto come “Beneath The Silt”, ma canzoni come “Night of the Long Knives” o “Ghosts Will Haunt My Bones” mi fanno scordare delle tracce più banali, lasciandomi soltanto con la voglia di correre a comprare il biglietto per il loro prossimo concerto. Anche stavolta Robb Flynn e i suoi Machine Head non deludono le aspettative, sfornando un disco che riporta alla luce uno stile musicale che forse avevano un po' abbandonato, attualizzandolo ed amalgamandolo con le influenze di un Metal più moderno. Ottima produzione, suoni duri e chitarre granitiche sono la formula vincente di un album che è destinato ad entrare nella collezione di molti amanti di questa musica. Che dire, di band di questo calibro ormai ce ne sono davvero poche, e “Bloodstone & Diamonds” ne è la conferma.



recensito da Alberto Orbi
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