Time Machine: Long Distance Calling - The Flood Inside


Parlando del post-metal, gli inserti vocali non vengono osteggiati dalla gran parte del pubblico, sarà forse per una quasi inesistente scena instrumental del metal. Parlando del post-rock, invece, si fa una gran fatica ad accettare la presenza di un vocalist fisso nella band. Si altera la 'magia' che un racconto di dieci minuti, fatto di crescendo e melodie complesse, riesce a trasmetterci. Un po' ciò che accade ai tedeschi che sto ascoltando proprio in questi giorni. Mi spiace parlarne in ritardo, ma l'uscita di questo album è passata completamente sottovoce anche ai più inferociti ascoltatori di post-, sarà forse per la presenza di un vocalist ? Ad ogni modo, questo 'The Flood Inside' è un lavoro che ricalca la storia del gruppo, fatto di un post-rock a volte tendente al metal, a volte tendente alle atmosfere più melodie (Explosions in the Sky, ndr) senza però perdere quella natura più matematica nel drumming. Siamo lontani, ma neanche troppo lontani, dal capolavoro del 2009, ossia 'Avoid the Light' che li eresse a crossover di band più estreme quali Cult of Luna, Neurosis ed ISIS, e band più marcatamente melodiche come pg.lost, Explosions in the Sky, EF. Un album che sfrutta in degno modo il vocalist (con qualche caduta di stile lungo il percorso) e lo introduce in modo graduale nel climax delle composizioni del gruppo. Una versione soft di 'Avoid the Light' con la presenza, in qualche traccia, delle buone linee vocali. Un lavoro di transizione da parte della band, che son sicuro saprà sfruttare in modo ancora migliore le potenzialità dell'innesto vocale.


Tracklist:
01. Nucleus
02. Inside the Flood
03. Ductus
04. Tell the End
05. Welcome Change
06. Waves
07. The Man Within
08. Breaker

Recensore: Federico Manciocchi

SENTENZA: DLC



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