Recensione: Lamb Of God - VII Sturm Und Drang


Il ritorno dei LOG è uno degli eventi più attesi dell'anno insieme al ritorno degli Slayer. Per come la penso io dopo l'iniziale successo la band ha incominciato a scrivere le cose col pilota automatico prima in modo ispirato e poi in modo molto poco ispirato (resolution e wrath). Per dare credibilità alla band serviva qualcosa che fosse veramente un fulmine a ciel sereno. Dopo i guai giudiziari di Randy la carrozza si era fermate ma ora. MA ORA.

Questo settimo capitolo segna un ritorno ai fasti di As The Palaces Burn, segna il ritorno al passato con un lotto di canzoni mortali, la prima parte della tracklist sino ad Overlord (esclusa ovviamente) sono tutti super singoli da best of. In particolare il quartetto iniziale sino ad Embers se la vede ALLA PARI con tutto il materiale proposto dalla band americana nei primi due capitoli.
Si sente la forza e la motivazione di dimostrare al mondo chi è che comanda, che l'olimpo è ancora la e non si è scesi trai comuni mortali come ci avevano fatto credere. Hanno sparato ancora delle cartucce pesantissime con ritornelli bestiali che rimangono vivi in testa, parti di blast e riff circolari che mettono in moto il migliore/peggiore headbang che possiate immaginare. Il riffing in particolare riesce ad essere tanto intricato quanto efficace e questo permette insieme ad un accurato mix di spingere ogni canzone anche oltre il proprio potenziale. Il rullante e la voce di Randy sono in primo piano a mantenere alta l'attenzione, i macchinosi ricciolini di chitarra incicciano il sound e l'ottimo lavoro in fase di master ti permette di alzare il volume a palla dello stereo risultando comunque il tutto gradevole e non fastidioso. Da elogiare completamente chi ha prodotto questo album che si sente in modo netto abbia un volume decisamente inferiore rispetto le uscite contemporanee e questo è solo sintomo di un lavoro scritto e curato in maniera ossessiva dall'inizio della scrittura all'entrata ed uscita dallo studio.

Paradossalmente nella seconda parte della tracklist troviamo le 2 tracce più assassine, veloci e voraci dell'album ovvero Delusion Pandemic e Engage The Fear Machine, in particolare quest'ultima sembra venir direttamente dal primo capitolo della band. L'operazione di re-style che è stata fatta merita veramente di essere citata negli anni a venire, hanno preso quello che li ha resi famosi e gli hanno saputo mettere sopra una patina d'orata. Non una delle tracce di tutto l'album riesce a scendere sotto il "distinto" e questo mette ancora più impressione se confrontiamo gli ultimi 2 album ed il livello medio delle canzoni "non singoli". Qui ci stanno le idee, ci stanno un sacco di intuizioni e di testi ispirati (all'ultimo anno di vita di Blythe), tutto scritto in maniera superba, c'è una varietà da sciogliersi in brodo di giuggiole, una produzione fantamilioni di anni avanti quelle che si vedono oggi giorno. Tutto tremendamente Lamb Of God, tutto di una qualità tremendamente alta che mi fa pensare a quanto piccole siano le band "grosse" che cercano di viaggiare ora sull'onda che prima era cavalcata da questi mostri sacri.

Le geometrie si sono riconfigurate, le distanze e le proporzioni riallineate. Over The Top.



Tracklist
1. "Still Echoes" 4:22
2. "Erase This" 5:08
3. "512" 4:44
4. "Embers" (featuring Chino Moreno of Deftones) 4:56
5. "Footprints" 4:24
6. "Overlord" 6:28
7. "Anthropoid" 3:38
8. "Engage the Fear Machine" 4:48
9. "Delusion Pandemic" 4:22
10. "Torches" (featuring Greg Puciato of The Dillinger Escape Plan) 5:17

Total length: 48:07

SENTENZA: RISOLUZIONE.





Recensore: Edoardo Del Principe



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